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- Adeguamento da parte della Svizzera alle norme dell'OCSE e dell'UE dal 1 gennaio 2020

- Accordo del 24 novembre 2022 sulla tassazione dei frontalieri

- Che implicazioni hanno per gli italiani che lavorano e/o risiedono in Svizzera?

CHI LAVORA IN SVIZZERA, DEVE PAGARE LE TASSE IN ITALIA?

 

Tipo di permesso:

Chi lavora in Svizzera deve pagare le tasse in Italia?

La tassazione dei redditi percepiti all’estero e l'adeguamento da parte della Svizzera alle norme dell'OCSE e dell'UE dal 1 gennaio 2020, causa spesso confusione.

Si premette che il presente portale non fornisce consulenza fiscale, ma si occupa di questioni relative alla fiscalità solo ed esclusivamente nell'ambito dell'ordinanza OPP3, che per un analisi specifica della propria personale situazione fiscale, le informazioni fornite nel presente testo sono da considerarsi puramente informative e  non possono sostituire la consulenza personalizzata di un professionista.

 

Per prima cosa, bisogna distinguere chi è residente all’estero e chi è frontaliero e tra i frontalieri, quelli residenti nella fascia di confine e quelli oltre tale fascia, quelli considerati dalla Svizzera quali aventi diritto alla restituzione dell'imposta alla fonte nell'ambito dell'ordinanza OPP3 ed i non aventi tale diritto.

 

Sono considerati frontalieri i lavoratori che varcano il confine con la Svizzera per lavorare ma rientrano giornalmente a casa in Italia (vedremo piu' sotto le altre due suddivisioni). Si è considerati invece lavoratori all’estero se si lavora e si soggiorna nel paese estero, in questo caso la Svizzera, per più di 183 giorni l’anno.

Chi lavora in Svizzera deve fare la dichiarazione dei redditi e deve pagare le tasse in Italia?

Per rispondere a questa domanda entra in gioco il concetto di residenza fiscale da non confondersi con quello di residenza anagrafica. Si tratta di due ambiti spesso confusi.

La residenza fiscale infatti indica il paese dove si è tenuti a pagare le tasse. Per poter trasferire la residenza fiscale in Svizzera ed evitare di pagare una doppia tassazione, è necessario trasferire in Svizzera la propria residenza anagrafica. Per chi lavora da almeno un anno in Svizzera è obbligatorio iscriversi all’AIRE, Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Questa è una prima condizione per evitare di dover pagare le imposte anche in Italia.

 

Se invece il lavoratore: Risulta residente in Italia, Risulta avere domicilio in Italia, Non risulta iscritto all’Aire, sarà tenuto a pagare le tasse anche in Italia. Ecco perché il primo step è quello di cancellare domicilio e residenza dall’Italia e non risultare iscritti all’anagrafe di paesi italiani per almeno 183 giorni dell’anno in corso (metà anno). Ma questo potrebbe non bastare. Per lo stato italiano, infatti, bisogna anche spostare gli “interessi vitali”. Cambiare la residenza ma mantenere famiglia (ipoteticamente, coniugi e figli) in Italia, avere una macchina che circola in Italia e una casa intestata in Italia renderà il lavoratore in questione soggetto a controlli fiscali.

Lavorare in Svizzera con la residenza italiana – La doppia tassazione:


Chi si trova a lavorare in Svizzera mantenendo la residenza italiana è soggetto quindi a una doppia tassazione. Tuttavia l'accordo sulla doppia imposizione tra Italia e Svizzera, stabilisce il divieto di doppia imposizione nello specifico caso: lo stesso reddito non può essere tassato due volte. Le imposte pagate all’estero vengono detratte da quelle pagate nel paese di residenza. Vuol dire che se per esempio viene tassato in Svizzera il 10% del reddito, e in Italia la tassazione è del 25%, all’Italia sarà pagata solo la differenza del 15%.

 

Se lavoro in Svizzera devo pagare le tasse in Italia?

I frontalieri:

Lo scorso 24 novembre 2022, il Consiglio dei Ministri ha approvato la ratifica dell’accordo tra Italia e Svizzera in merito alla tassazione dei lavoratori frontalieri, ovvero coloro che svolgono la propria attività professionale in Svizzera ma vivono sul territorio italiano.

Le principali novità del nuovo accordo Italia-Svizzera

L’Accordo sostituisce quello precedente, risalente al 1974, e risponde all’esigenza di aggiornare e adeguare alcuni aspetti salienti. Si è operato per:

  • eliminare le doppie imposizioni sui salari, gli stipendi e le altre remunerazioni ricevute dai lavoratori;

  • migliorare il quadro giuridico-fiscale;

  • viene disciplinato anche il trattamento economico dei frontalieri svizzeri che lavorano in Italia, non regolamentato nel precedente testo.

Inoltre:

  • si definiscono le aree di frontiera, che per quanto riguarda l’Italia sono: le Regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano;

  • si stabilisce il metodo della tassazione concorrente;

  • si prevede un regime transitorio per i lavoratori frontalieri residenti in Italia che lavorano in Svizzera o che vi hanno lavorato a partire dal 31 dicembre 2018, ai quali si applica il regime di tassazione esclusiva in Svizzera fino alla data di entrata in vigore dell’Accordo.

Frontalieri “vecchi” e “nuovi”: cosa cambierà

Le nuove misure interesseranno i “vecchi” e i “nuovi” frontalieri. Per “vecchi” intendiamo i lavoratori già impiegati alla data odierna, che hanno residenza in Italia e lavorano o hanno lavorato nei Cantoni dei Grigioni, del Ticino o del Vallese nel periodo tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore dell’accordo.

A questi viene applicato un regime transitorio, già anticipato in precedenza. Nel dettaglio, continueranno ad essere assoggettati esclusivamente alla tassazione svizzera; e a titolo di compensazione i cantoni verseranno sino al 2033 una quota pari al 40% delle imposte incassate. Oltre quella data le tasse resteranno interamente in Svizzera.

Per i “nuovi” frontalieri, ovvero gli assunti dopo l’entrata in vigore dell’accordo, sarà trattenuto dalla Svizzera l’80% delle imposte dovute con le relative aliquote. In Italia invece sarà soggetto a tassazione l’intero importo, al netto di una franchigia di 10 mila euro, a cui verrà applicata la normale tassazione per scaglioni.

L’accordo, completato l’iter, dovrebbe entrare in vigore nel 2023.

 

Fino alla data di entrata in vigore dell'accordo, chi lavora in Svizzera ma è residente nei comuni entro 20 km dal confine di uno dei cantoni del Ticino, dei Grigioni e del Vallese, è tenuto a pagare le imposte solamente al paese dove ha prodotto il reddito, e quindi in Svizzera. Chi lavora in Svizzera ma è residente nei comuni oltre 20km dal confine paga le tasse anche in Italia, con una franchigia fino a 7.500 Euro (Franchigia in fase di adeguamento con il nuovo accordo), che vengono detratte dal reddito complessivo su cui si calcola l’imposta Irpef.

 

Un altra importante suddivisione, e' quella fatta dalle autorita' svizzere in merito al diritto o meno del frontaliere di richiedere il rimborso di parte o della totalita' dell'imposta alla fonte detratta dal proprio reddito, per deduzioni quali spese di trasferta al lavoro, alimenti, figli o persone a carico, versamento della propria previdenza ecc...

In questo caso, in linea di massima, fino al 2020, il diritto a tali deduzioni viene riconosciuto dalle autorita' svizzere nei casi in cui il frontaliere (ed il suo coniuge) consegue almeno il 90% del reddito in svizzera (redditi catastali compresi) e se le deduzioni richieste sono superiori a quelle gia' considerate quale standard all'ufficio per l'imposta alla fonte; dal 01 gennaio 2021, sarà invece in vigore una nuova procedura in merito.



Chi lavora in Svizzera deve fare la dichiarazione dei redditi?


Chi lavora in Svizzera ma ha mantenuto la residenza in Italia, dunque non è iscritto all’AIRE, è tenuto a presentare normale dichiarazione dei redditi. Infatti nel modulo Redditi PF (persone fisiche) c’è un apposito spazio dove vanno indicati i redditi percepiti da soggetti impiegati all’estero, frontalieri e impatriati.
I frontalieri in senso stretto, cioè coloro residenti nella fascia entro i 20km, possono non indicare il reddito da lavoro in Svizzera. Al contrario, i frontalieri “fuori fascia” devono indicare il reddito da lavoro svizzero così come riportato dal “certificato di salario” rilasciato dal datore di lavoro nel mese di febbraio. Il datore di lavoro avrà già trattenuto delle somme che vanno a costituire la tassazione svizzera. Nella dichiarazione dei redditi va indicato l’importo percepito al netto dei contributi sociali e assicurativi già pagati in Svizzera. Da questi va poi detratta la franchigia di 7.500 euro.
I redditi di natura finanziaria quali interessi da conto correnti, obbligazioni, plusvalori sono comunque tassati in Italia.

 

Se lavoro in Svizzera devo pagare le tasse in Italia?

Alcuni consigli:


Prima di iniziare un’esperienza di lavoro in Svizzera è bene informarsi sul regime fiscale e su quale sia la soluzione migliore per non dover incappare in problemi fiscali. In particolare, chi lavora in Svizzera mantenendo la residenza in Italia farebbe bene a rivolgersi a un commercialista esperto in fiscalità internazionale.

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